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”Imparare a vedere, è il tirocinio più lungo in tutte le arti“

Edmond de Goncourt

”Imparare a vedere, è il tirocinio più lungo in tutte le arti“

Edmond de Goncourt

BIOGRAFIA

Sono nato nell’agosto 1967 e sono mancino.

Ho ripreso a disegnare nel 2009 e a dipingere nel 2011, dopo molti anni di stasi. E’ stato un nuovo e lungo apprendistato ma con un carico esperienziale ed un modo di vedere le cose completamente diverso rispetto i tempi del Liceo Artistico e dell’Accademia di Belle Arti di Venezia.

Il periodo a cui mi ispiro ora è racchiuso in un manciata di anni compresi tra la fine del 1800 e la prima quindicina del 1900. L’epoca del Simbolismo e del Divisionismo. Pochi ma intensissimi anni, colmi di intuizioni e sperimentazioni, anni nei quali, forse più che mai, convivono sapienza artistica e protensione verso la sperimentazione. La cultura coloristica si misurava con le scoperte scientifiche sulla luce e la pittura figurativa veniva condotta al limite delle sue possibilità.

Sono molti gli artisti e le artiste attivi in questo periodo che, per diversi motivi, mi piacciono e che guardo lungamente: Giacomo Balla (il periodo precedente al Futurismo), Gustav Klimt (in particolare il Periodo fiorito), Umberto Boccioni (tutta la sua produzione artistica), Anders Zorn, Giovanni Boldini, Carl Moll (un ottimo paesaggista malgrado la sua contiguità in età matura con il nazismo), Koloman Moser (un incredibile eclettico), Cuno Amiet (una pittura riservata e di eleganza elitaria), Domenico Baccarini (visionario ed inquieto), Franz Von Stuck (pittore e disegnatore sulfureo), Harold Speed, Henri Edmond Cross, Ivan Grohar (per i paesaggi inondati di luce o ovattati nella neve), James Jebusa Shannon, Jean Edmond Aman (per i suoi disegni turbinosi), John Singer Sargent (una maledetta facilità nel dipingere e disegnare), Josef Maria Auchentaller, Joseph Rodefer Decamp, Olga Boznanska, Romualdo Locatelli, Egon Schiele (ottimo disegnatore e pessimo uomo), George Clausen, Theo van Rysselberghe (un pittore dell’Impressionismo molto raffinato ed elegante), Valentin Serov.

Il disegno è sempre stato presente nella mia vita, era un modo per essere altrove… nella mia infanzia la testa è stata per lo più altrove. A scuola l’attenzione più che rivolta alla lavagna lo era al paesaggio fuori dalla finestra. Mi piaceva scrivere, mi piaceva la storia ma soprattutto mi piaceva disegnare.

Alle scuole medie non mi capacitavo del fatto che ci fosse così poco tempo per le matite ed i colori. Per fortuna l’insegnante di educazione artistica mi voleva bene e incentivava i miei desideri e le mie attitudini. Grazie a lei i miei genitori capirono che il Liceo Artistico sarebbe stato il mio sbocco naturale.

Al Liceo però i primi due anni furono molto stressanti, ero abbastanza isolato. Per chi non sa ben adattarsi alle dinamiche sociali dell’adolescenza la questione si fa dura. Rembrandt e Leonardo erano i miei artisti preferiti. Per di più lì compresi che c’è una bella differenza tra saper disegnare e riuscire a disegnare esattamente ciò che si vuole. La terza e la quarta furono invece anni splendidi. Disegnavo e dipingevo con leggerezza. Mi piacevano molto gli accostamenti cromatici di Umberto Boccioni futurista e il design immaginifico dell’Art Nouveau, in particolare Rennie Mackintosh.

Gli anni dell’Accademia di Belle Arti furono molto intensi e sperimentali, tutti dedicati allo studio dell’arte contemporanea dal 1950 in poi. La conclusione del ciclo di studi e l’inizio dell’attività di grafico e designer coincisero con l’abbandono del disegno e della pittura.

Tra il 2002 ed il 2012 ho svolto attività di ricerca storica nell’ambito della Seconda Guerra Mondiale scrivendo libri, saggi brevi ed articoli.

Poi un giorno sfogliando un catalogo sulla Secessione Viennese ho avvertito nuovamente il desiderio di disegnare.